Quanto segue è puramente frutto di personali meditazioni; non si intende proporre nulla come parte della verità. Lo scopo principale è cercare di “vedere” la nostra speranza,...
Visioni dal Nuovo Mondo
1Categoria “Storie”
2For my non-italian friends!
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“propaganda e istruzione sono due cose diverse”
La propaganda può uccidere
“Una menzogna può fare mezzo giro del mondo mentre la verità si allaccia le scarpe”. — Attribuito a MARK TWAIN.
“SPORCO ebreo!”, esclamò la maestra mentre dava un ceffone all’alunno, un bambino di sette anni. Poi invitò gli altri alunni a sfilare davanti a lui e a sputargli in faccia.
Tanto la maestra quanto l’alunno — suo nipote — sapevano perfettamente che né lui né i suoi genitori erano di razza ebraica. Non erano nemmeno di religione ebraica. Erano testimoni di Geova. Sfruttando il diffuso pregiudizio contro gli ebrei, l’insegnante stava fomentando odio verso quell’alunno. Per anni il prete aveva denigrato i testimoni di Geova davanti alla maestra e alla classe. I genitori del bambino erano stati definiti sia comunisti che agenti della CIA. Così i compagni di classe sfilarono davanti a lui, pronti a sputare in faccia a uno “sporco ebreo”.
Quel bambino è sopravvissuto per raccontare la sua storia. Non si può dire la stessa cosa di sei milioni di ebrei che una sessantina d’anni fa vivevano in Germania e nei paesi vicini. Una feroce propaganda portò allo sterminio di quegli ebrei nelle camere a gas e nei campi di concentramento nazisti. Un antisemitismo diffuso, profondo, acritico e virulento spinse molti a considerare gli ebrei come nemici che era non solo necessario, ma addirittura giusto sterminare. In quel caso, la propaganda portò al genocidio.
Sì, la propaganda può manifestarsi in maniera vistosa attraverso simboli di odio come la svastica, oppure in maniera più sottile, ad esempio con una battutaccia. I suoi metodi persuasivi vengono utilizzati regolarmente da dittatori, uomini politici, ecclesiastici, pubblicitari, esperti di marketing, giornalisti, personaggi della radio e della TV, addetti stampa e altri che hanno interesse a manipolare il modo di pensare e di comportarsi della gente.
Naturalmente, i messaggi propagandistici si possono usare per raggiungere validi obiettivi sociali, come avviene ad esempio nelle campagne contro la guida in stato di ebbrezza. Ma con la propaganda si può anche fomentare l’odio verso minoranze etniche o religiose o incoraggiare la gente a comprare le sigarette. “Quotidianamente veniamo bombardati da una comunicazione persuasiva dietro l’altra”, indicano i ricercatori Anthony Pratkanis ed Elliot Aronson. “Questi richiami non convincono attraverso il dare e il prendere dell’argomentazione e del dibattito, ma attraverso la manipolazione dei simboli e delle emozioni più profonde. Nel bene e nel male, la nostra è l’età della propaganda” [da: Psicologia delle comunicazioni di massa: Usi e abusi della persuasione, trad. di G. Arganese, Il Mulino, Bologna, 1996, p. 15.].
Com’è stata usata la propaganda nel corso dei secoli per influire sul modo di pensare e di agire della gente? Come potete proteggervi dalla propaganda dannosa? Esiste una fonte di informazioni di cui ci si può fidare? Gli articoli che seguono prenderanno in considerazione queste e altre domande.
La manipolazione dell’informazione
‘Coll’uso intelligente e insistente della propaganda si può dipingere al popolo il cielo come inferno o la vita più miserabile come un paradiso’. — ADOLF HITLER, MEIN KAMPF. [La mia vita — La mia battaglia, trad. di B. Revel, Bompiani, Milano, 1940, p. 300.]
CON l’aumento dei mezzi di comunicazione e il passaggio dalla stampa a mezzi come radio, televisione e Internet, il flusso di messaggi persuasivi ha conosciuto una drastica accelerazione. Questa rivoluzione delle comunicazioni ha portato a un eccesso di informazioni, in quanto la gente è subissata di messaggi. Molti reagiscono a questa situazione assorbendo i messaggi più rapidamente e accettandoli senza metterli in discussione o analizzarli.
Il propagandista scaltro ama queste scorciatoie, soprattutto quando permettono di aggirare il pensiero razionale. E la propaganda fa il suo gioco suscitando emozioni, sfruttando insicurezze, approfittando dell’ambiguità del linguaggio e torcendo le regole della logica. Come la storia dimostra, queste tattiche possono essere fin troppo efficaci.
Storia della propaganda
Oggi il termine “propaganda” ha una connotazione negativa, in quanto fa pensare a pratiche disoneste, ma in origine il significato del termine era un altro. A quanto pare “propaganda” deriva dal nome latino di un collegio di cardinali cattolici, la Congregatio de Propaganda Fide (Congregazione per la propagazione della fede). Questa commissione, detta per brevità Propaganda, fu istituita nel 1622 da papa Gregorio XV per sovrintendere all’attività dei missionari. Un po’ alla volta, con “propaganda” si cominciò a intendere qualsiasi sforzo fatto per diffondere una credenza.
Ma l’idea della propaganda non nacque nel XVII secolo. Sin dall’antichità gli uomini hanno usato ogni mezzo a loro disposizione per diffondere ideologie o accrescere fama e potere. Ad esempio, l’arte è stata usata per fini propagandistici sin dai giorni dei faraoni egiziani. Questi re progettarono le loro piramidi per trasmettere un’immagine di potenza e stabilità. Analogamente, anche l’architettura degli antichi romani assolveva una funzione politica: la glorificazione dello stato. Il termine “propaganda” assunse una connotazione generalmente negativa durante la prima guerra mondiale, quando i governi cominciarono a controllare direttamente i bollettini di guerra diffusi dai mezzi di informazione. Durante la seconda guerra mondiale Adolf Hitler e Joseph Goebbels si dimostrarono abilissimi propagandisti.
Dopo la seconda guerra mondiale si ricorse sempre più alla propaganda per promuovere la politica nazionale. Sia il blocco occidentale che quello orientale si impegnarono a fondo in campagne propagandistiche per attirare dalla loro parte le grandi masse di persone politicamente non schierate. Ogni aspetto della vita e della politica nazionale venne sfruttato per scopi propagandistici. Negli ultimi anni, che le tecniche propagandistiche si stiano facendo sempre più raffinate è stato evidente nelle campagne elettorali e nelle pubblicità delle industrie del tabacco. Si è fatto ricorso a cosiddetti esperti e ad altri personaggi di spicco per far apparire il fumo come qualcosa di piacevole e salutare e non come ciò che è: una minaccia per la salute pubblica.
Menzogne, menzogne!
Non c’è dubbio che per i propagandisti la cosa più semplice è ricorrere a vere e proprie menzogne. Prendete, ad esempio, le menzogne che Martin Lutero scrisse nel 1543 sugli ebrei in Europa: “Hanno avvelenato le sorgenti, . . . eseguito assassini . . . [rapito] bambini . . . Sono velenose vipere bramose di vendetta, assassini segreti, viperini figli di Satana, che fanno il male di nascosto”. Quale esortazione dava dunque ai cosiddetti cristiani? “È cosa utile bruciare tutte le loro Sinagoghe . . . In secondo luogo, siano distrutte e devastate anche le loro case private”. [da: Contro gli Ebrei, a cura di A. Agnoletto, trad. di V. Dornetti, Asefi, Milano, 1997, pp. 146-7, 156.]
Un professore di scienze politiche e sociologia che ha studiato quell’epoca dice: “L’antisemitismo non [ha] in fondo nulla a che fare con le azioni degli ebrei, e dunque con la conoscenza che ha l’antisemita della loro reale natura”. E aggiunge: “Gli ebrei rappresentavano tutto ciò che era discorde: di fronte a una calamità naturale o sociale dunque si reagiva automaticamente ricercandone la presunta origine ebraica”. [da: Daniel J. Goldhagen, I volonterosi carnefici di Hitler, trad. di E. Basaglia, Mondadori, Milano, 1997, pp. 44, 58.]
Generalizzazioni
Un’altra tattica propagandistica molto efficace è generalizzare. Le generalizzazioni tendono a nascondere aspetti importanti delle questioni in gioco, e spesso vengono usate per mettere in cattiva luce interi gruppi di persone. “Gli zingari [o, gli immigrati] sono ladri”, ad esempio, è un’affermazione che si sente spesso in certi paesi europei. Ma è vera?
Richardos Someritis, un giornalista, afferma che in un certo paese idee di questo genere hanno provocato una “febbre xenofoba e molto spesso razzista” nei confronti degli stranieri. Eppure è stato dimostrato che in quel paese gli atti criminosi vengono commessi con uguale frequenza sia dai cittadini del paese che dagli stranieri. Ad esempio, Someritis fa notare che in Grecia, stando ai sondaggi, “96 reati su 100 sono commessi da [greci]”. “Le cause della criminalità sono economiche e sociali”, afferma, “non ‘razziali’”. E accusa i mezzi di informazione di “incoraggiare sistematicamente la xenofobia e il razzismo” presentando in modo non obiettivo le notizie di cronaca nera.
Epiteti ingiuriosi
Alcuni insultano chi non è d’accordo con loro mettendone in dubbio il carattere o i motivi anziché attenersi ai fatti. Gli epiteti ingiuriosi sono etichette negative facili da ricordare che vengono appiccicate a una persona, un gruppo o un’idea. Chi lancia un’ingiuria spera che questa etichetta faccia presa. Se la gente finisce per respingere una persona o un’idea basandosi sull’etichetta negativa anziché valutare da sé le prove, la strategia ha funzionato.
Ad esempio, negli ultimi anni in molti paesi, europei e non, si è sviluppato un forte sentimento antisette. Questo ha suscitato reazioni emotive, ha creato l’immagine di un nemico e ha rafforzato pregiudizi già esistenti nei confronti delle minoranze religiose. Spesso “setta” diventa una specie di parola d’ordine. “‘Setta’ è sinonimo di ‘eretico’”, scriveva il professore tedesco Martin Kriele nel 1993, “e oggi, come in passato, in Germania un eretico è [condannato all’annientamento]: se non attraverso il fuoco . . . , attraverso campagne diffamatorie, isolamento e rovina economica”.
L’Istituto per l’Analisi della Propaganda fa notare che “gli epiteti ingiuriosi hanno avuto un ruolo terribilmente potente nella storia del mondo e nel nostro sviluppo individuale. Hanno rovinato reputazioni, . . . mandato [gente] in galera e infiammato gli animi al punto da convincere gli uomini ad andare in guerra e scannare i propri simili”.
Far leva sulle emozioni
Pur non avendo nessuna importanza per quanto riguarda la realtà dei fatti o la logica di un ragionamento, le emozioni giocano un ruolo essenziale nella persuasione. Gli appelli alle emozioni vengono confezionati da esperti propagandisti, capaci di giocare con le emozioni come un virtuoso sa suonare il piano.
Ad esempio, la paura è un’emozione che può offuscare il giudizio. E sulla paura, come sull’invidia, si può far leva. Il giornale canadese The Globe and Mail del 15 febbraio 1999 riportava la seguente notizia da Mosca: “La settimana scorsa a Mosca tre ragazze si sono suicidate, e i mezzi di informazione russi immediatamente hanno fatto intendere che si trattava di fanatiche seguaci dei testimoni di Geova”. Notate il termine “fanatiche”. Naturalmente, la gente tende ad avere paura di un’organizzazione religiosa fanatica che spingerebbe i giovani al suicidio. Queste povere ragazze avevano forse qualche legame con i testimoni di Geova?
Lo stesso quotidiano aggiungeva: “In seguito la polizia ha ammesso che le ragazze non avevano niente a che fare con [i testimoni di Geova]. Ma nel frattempo una stazione televisiva di Mosca aveva già lanciato una nuova campagna contro la setta, dicendo agli spettatori che i testimoni di Geova avevano collaborato con Hitler nella Germania nazista, nonostante sia storicamente provato che migliaia di loro morirono nei campi di sterminio nazisti”. Nella mente delle persone non informate e forse anche impaurite, i testimoni di Geova erano o una setta suicida o collaboratori nazisti!
Un’emozione forte su cui fanno leva i propagandisti è l’odio. Le espressioni tendenziose sono particolarmente efficaci nel fomentarlo. Sembra che esista un’infinità di termini negativi che fomentano l’odio verso particolari gruppi razziali, etnici o religiosi e fanno leva su di esso.
Alcuni propagandisti fanno leva sull’orgoglio. Spesso gli appelli all’orgoglio si possono riconoscere da frasi rivelatrici del tipo: “Qualsiasi persona intelligente sa che . . . ”, o: “Una persona istruita come lei riconoscerà senz’altro che . . . ”. Un modo indiretto di stuzzicare l’orgoglio è quello di far leva sulla paura di sembrare stupidi. I professionisti della persuasione ne sono ben consapevoli.
Slogan e simboli
Gli slogan sono frasi molto concise ed efficaci usate in genere per esprimere prese di posizione o obiettivi. Dato che sono generici, è facile condividerli.
Ad esempio, in momenti di crisi nazionale o di conflitto i demagoghi possono ricorrere a slogan come “Il mio paese, a ragione o a torto”, “Patria, religione, famiglia”, o “Libertà o morte”. Ma la maggior parte della gente analizza con attenzione le questioni che stanno dietro quella crisi o quel conflitto? O si limita ad accettare ciò che viene detto loro?
Scrivendo a proposito della prima guerra mondiale Winston Churchill ebbe a dire: “Basta un segnale per trasformare queste moltitudini di pacifici contadini e operai nelle potenti schiere che si sbraneranno fra loro”. Inoltre rilevò che, quando veniva detto loro cosa fare, la maggior parte delle persone agivano senza riflettere.
Il propagandista può inoltre attingere a una vasta gamma di simboli e segni per trasmettere il suo messaggio: ventuno salve di artiglieria, il saluto militare, la bandiera. Può sfruttare anche l’amore per i genitori. Simbolismi come la terra dei padri, la madrepatria o la madre chiesa diventano così strumenti preziosi nelle mani dell’abile manipolatore dell’opinione.
La sottile arte della propaganda può dunque paralizzare il pensiero, offuscare la logica e il discernimento e condizionare gli individui ad agire seguendo la massa. Come potete proteggervi?
L’OPERA DEI TESTIMONI DI GEOVA È PROPAGANDISTICA?
Alcuni oppositori hanno accusato i testimoni di Geova di diffondere propaganda sionista. Altri hanno detto che il loro ministero promuove il comunismo. Altri ancora hanno sostenuto che l’opera dei testimoni di Geova promuove gli ideali e gli interessi dell’“imperialismo americano”. E c’è chi dice che i Testimoni sono anarchici, che fomentano disordini per sovvertire l’ordine sociale, economico, politico o giuridico. Com’è ovvio, queste accuse contraddittorie non possono essere tutte vere.
La realtà è che i testimoni di Geova non sono niente di tutto questo. Svolgono la loro opera ubbidendo fedelmente al mandato che Gesù Cristo affidò ai suoi discepoli: “Mi sarete testimoni . . . fino alla più distante parte della terra”. (Atti 1:8) La loro opera si concentra unicamente sulla buona notizia del Regno dei cieli, lo strumento con cui Dio porterà la pace su tutta la terra. — Matteo 6:10; 24:14.
Chi ha osservato i testimoni di Geova non ha trovato nessuna prova che in qualche paese questa comunità cristiana sia mai stata un elemento destabilizzante.
Molti giornalisti, magistrati e altri hanno avuto espressioni di apprezzamento per il contributo positivo che i testimoni di Geova hanno dato alla società in cui vivono. Notate qualche esempio. Dopo aver assistito a un’assemblea dei testimoni di Geova, una giornalista dell’Europa meridionale ha commentato: “È gente con forti legami familiari, a cui si insegna ad amare e a seguire la propria coscienza in modo da non fare del male agli altri”.
Un altro giornalista, che in precedenza aveva un’opinione negativa dei Testimoni, ha detto: “Vivono in maniera esemplare. Non violano le norme della morale e del diritto”. Analogamente, un politologo ha detto dei Testimoni: “Trattano gli altri con profonda gentilezza, amore e cortesia”.
I testimoni di Geova insegnano che è giusto sottomettersi all’autorità. Sono cittadini rispettosi della legge e seguono le norme bibliche di onestà, veracità e pulizia. In famiglia insegnano sane norme morali e aiutano altri a capire come fare altrettanto. Vivono in pace con tutti, non facendosi coinvolgere in dimostrazioni violente o in rivoluzioni politiche. I testimoni di Geova si sforzano di essere esemplari nell’ubbidire alle leggi delle autorità superiori umane mentre attendono con pazienza che l’Autorità Suprema, il Sovrano Signore Geova, riporti sulla terra pace perfetta e un giusto governo.
Nello stesso tempo svolgono un’opera educativa. Bibbia alla mano, in tutto il mondo insegnano alle persone a ragionare sui princìpi biblici e quindi a seguire giuste norme di condotta. Promuovono valori che migliorano la vita familiare e aiutano i giovani ad affrontare i problemi tipici della loro età. Aiutano inoltre le persone a trovare la forza di togliersi vizi nocivi e ad andare d’accordo con gli altri. Difficilmente un’opera del genere si potrebbe definire “propaganda”. Come dice un’enciclopedia, in un clima culturale in cui le idee circolano liberamente “propaganda e istruzione sono due cose diverse”. — The World Book Encyclopedia.
Non diventate vittime della propaganda!
“L’ingenuo crede a tutto quel che si dice”. — PROVERBI 14:15, PAROLA DEL SIGNORE.
ISTRUZIONE e propaganda sono due cose diverse, molto diverse. L’istruzione insegna come pensare. La propaganda dice cosa pensare. I bravi insegnanti presentano tutti i punti di vista su un argomento e incoraggiano lo scambio di idee. I propagandisti costringono con insistenza ad ascoltare il loro punto di vista e scoraggiano lo scambio di idee. Spesso i loro veri motivi non sono evidenti. Filtrano i fatti, sfruttando quelli utili e nascondendo gli altri. Inoltre distorcono e travisano i fatti, specializzandosi in menzogne e mezze verità. Mirano alle emozioni, non alla razionalità.
I propagandisti presentano il loro messaggio in modo che sembri l’unico giusto e morale e in modo da farvi sentire importanti, accettati e benvoluti se lo accettate. Voi siete intelligenti, non siete soli, siete soddisfatti e sicuri… questo è il messaggio che trasmettono.
Come potete proteggervi da quelli che la Bibbia definisce “inutili chiacchieroni” e “ingannatori della mente”? (Tito 1:10) Se conoscete alcuni dei loro trucchi potete valutare meglio qualsiasi messaggio o informazione riceviate. Ecco alcuni suggerimenti.
Siate selettivi: Una mente aperta a tutto è come un tubo dentro cui può scorrere di tutto, comprese acque luride. Nessuno vuole che la sua mente venga avvelenata. Salomone, re ed educatore dell’antichità, avvertì: “Chiunque è inesperto ripone fede in ogni parola, ma l’accorto considera i suoi passi”. (Proverbi 14:15) Perciò bisogna essere selettivi. Bisogna vagliare attentamente tutto ciò che ci viene presentato, decidendo cosa accettare e cosa respingere.
D’altra parte, non vogliamo essere di mente così ristretta da rifiutarci di prendere in considerazione fatti che possono migliorare il nostro modo di pensare. Come si può trovare il giusto equilibrio? Adottando un termine di riferimento in base al quale valutare le nuove informazioni. Qui il cristiano dispone di una fonte di grande saggezza. Ha la Bibbia come guida sicura per il suo modo di pensare. Da una parte la sua mente è aperta, cioè pronta a recepire informazioni nuove. Egli soppesa dovutamente tali nuove informazioni prendendo come termine di riferimento la Bibbia e incorpora nel suo modo di pensare quanto c’è di vero. Dall’altra, la sua mente vede il pericolo insito in informazioni che sono in pieno contrasto con i suoi valori basati sulla Bibbia.
Usate discernimento: Il discernimento è la “facoltà della mente di giudicare, valutare, distinguere, rettamente”. (Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, 1996) Chi ha discernimento percepisce le sottigliezze delle idee o delle cose e ha buon giudizio.
Grazie al discernimento sapremo riconoscere chi ricorre a “discorso blando e parlar complimentoso” per ‘sedurre i cuori dei semplici’. (Romani 16:18) Il discernimento permette di non tener conto di informazioni irrilevanti e fatti fuorvianti, e di capire qual è la sostanza di una questione. Ma come si fa a discernere se una cosa è fuorviante?
Analizzate le informazioni: “Diletti”, disse Giovanni, un insegnante cristiano del I secolo, “non credete ad ogni espressione ispirata, ma provate le espressioni ispirate”. (1 Giovanni 4:1) Oggi alcuni sono come spugne: assorbono tutto quello che incontrano. Questo non richiede nessuno sforzo.
È molto meglio, però, che ciascuno decida personalmente di cosa nutrire la propria mente. Si dice che siamo quello che mangiamo, e questo vale sia per il cibo letterale che per le cose con cui nutriamo la mente. Qualsiasi cosa leggiate, guardiate o ascoltiate, analizzatela per vedere se è solo propaganda o se è vera.
Inoltre, se vogliamo essere imparziali dobbiamo essere disposti a rimettere in discussione le nostre opinioni man mano che riceviamo nuove informazioni. Dobbiamo capire che, in fondo, sono solo opinioni. La loro affidabilità dipende dalla validità dei fatti su cui ci appoggiamo, dalla bontà del nostro modo di ragionare e dalle norme e dai valori che seguiamo.
Fatevi domande: Come abbiamo visto, oggi ci sono molti che vorrebbero ‘ingannarci con argomenti persuasivi’. (Colossesi 2:4) Pertanto, quando qualcuno ci vuole persuadere dovremmo farci delle domande.
Prima di tutto notate se c’è del pregiudizio. Cosa c’è dietro il messaggio? Se il messaggio è infarcito di epiteti ingiuriosi ed espressioni tendenziose, come mai? A parte le espressioni tendenziose, fino a che punto è valido il messaggio in sé? Inoltre, se possibile, cercate di verificare le credenziali di chi parla. Hanno fama di persone sincere? Se si ricorre al parere di “esperti”, di chi si tratta? Perché dovreste ritenere che quella persona — oppure quella organizzazione o pubblicazione — possieda informazioni approfondite e affidabili sull’argomento? Se vi rendete conto che si sta facendo leva sulle vostre emozioni chiedetevi: ‘Facendo un’analisi spassionata, fino a che punto è valido questo messaggio?’
Non limitatevi a seguire la massa: Se vi rendete conto che quello che tutti pensano non è necessariamente corretto, potete trovare la forza di pensarla diversamente. Anche se potrebbe sembrare che tutti gli altri la pensino in un certo modo, significa questo che anche voi dovreste pensarla così? L’opinione comune non è un buon metro per misurare la verità. Nel corso dei secoli sono state comunemente accettate idee di ogni tipo che poi si sono dimostrate false. Tuttavia, la tendenza a conformarsi alla massa continua. Un buon principio da seguire è il comando dato in Esodo 23:2: “Non devi seguire la folla per fini empi”.
La vera conoscenza in contrasto con la propaganda
Dicevamo che la Bibbia è una guida sicura per ragionare bene. I testimoni di Geova sono assolutamente d’accordo con le parole che Gesù rivolse a Dio: “La tua parola è verità”. (Giovanni 17:17) Questo perché Dio, l’Autore della Bibbia, è il “Dio di verità”. — Salmo 31:5.
Sì, in quest’epoca di sofisticata propaganda possiamo considerare con fiducia la Parola di Geova come fonte di verità. Questo ci proteggerà da chi vorrebbe ‘sfruttarci con parole finte’. — 2 Pietro 2:3.
[Fonte: Svegliatevi! del 22 Febbraio 2000]
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Punti Notevoli – Geremia cap.15
Ragione e sentimento; conoscete quest’espressione?
E’ un titolo celebre; ed è un concetto chiaro per tutti: la nostra “mente” pensa, mentre il nostro “cuore” simbolico sente.
Ma perché diciamo questo?
Perché a volte, anzi, forse spesso, queste due componenti della nostra persona interiore potrebbero non andare molto d’accordo. Razionalmente potremmo comprendere un determinato concetto, fare determinati ragionamenti, ma emotivamente potremmo essere portati in tutt’altra direzione per quanto riguarda le nostre scelte e azioni, piccole o grandi che siano.
Leggiamo nel libro di Geremia come anche lui si trovò in situazioni esattamente di questo tipo. Riflettere sul suo esempio ci aiuterà a capire come risolvere i nostri conflitti interiori.
Ora seguitemi nella lettura del versetto 16 del capitolo 15. Notiamo quali sono i pensieri, le consapevolezze del profeta:
“Si trovarono le tue parole, e le mangiavo; e la tua parola diviene per me l’esultanza e l’allegrezza del mio cuore; poiché il tuo nome è stato invocato su di me, o Geova Dio degli eserciti.”
Che belle espressioni di fede, apprezzamento e amore per Geova, non è vero? Non ci fanno tornare in mente la nostra reazione quando abbiamo conosciuto Geova e le sue verità? Lo zelo che si è acceso in noi da quel momento in poi? La determinazione a fare la Sua volontà quali suoi servitori dedicati?
Ma ora leggiamo le emozioni del profeta in quello stesso contesto, nei versetti 15, 17b e 18. Cerchiamo di immaginarci il suo stato d’animo, le sue espressioni:
“Tu stesso hai saputo. O Geova, ricordati di me e rivolgimi l’attenzione e vendicami sui miei persecutori. Nella tua lentezza all’ira non togliermi via. Nota che sopporto il biasimo a motivo di te stesso. …A causa della tua mano mi son seduto tutto solo, poiché mi hai riempito di denuncia. Perché il mio dolore è divenuto cronico e il mio colpo incurabile? Ha rifiutato di sanarsi. Tu mi divieni positivamente come una cosa ingannevole, come acque che si son mostrate infide.”
Che contrasto!! Sembra che a parlare sia un’altra persona!
Ci capita mai di sentirci così?
E’ del tutto normale.
Noi oggi ci troviamo in una situazione analoga: è cambiata l’epoca, la situazione geopolitica, ma l’incarico è lo stesso. La reazione del pubblico è la stessa. I sentimenti nostri, sono gli stessi.
E allora, qual è la soluzione? Come ha fatto Geremia a superare questi momenti? Imitando il profeta, dovremmo pregare Geova costantemente, sempre. E fervidamente, cioè con fervore, intensamente, con grande partecipazione emotiva. Tramite questo straordinario provvedimento, ci rivolgeremo a Lui per avere sostegno nel compiere la “strana” opera di predicazione. Ci appoggeremo a Lui qualora pensassimo di non poter andare avanti. Cercheremo la sua guida qualora non comprendessimo il perché accadano certe cose.
Solo esprimendoci in preghiera in questo modo possiamo risincronizzare, rimettere d’accordo i nostri sentimenti con la mente: rafforzeremo la nostra fiducia in Geova, consapevoli che ha sempre il pieno controllo della situazione. Ricordiamo sempre che la sua volontà si compirà nei modi e nei tempi che lui sa essere migliori.
Questo è garantito, non abbiamo alcuna ragione di dubitare.
Allora sentiremo nel nostro cuore lo stesso calore, la stessa sicurezza che provò Geremia quando Geova gli disse, ai versetti 20-21:
““E io ti ho reso per questo popolo un muro di rame fortificato; e certamente combatteranno contro di te, ma non prevarranno contro di te. Poiché io sono con te, per salvarti e per liberarti”, è l’espressione di Geova. “E certamente ti libererò dalla mano dei cattivi, e certamente ti redimerò dalla palma dei tiranni”.”!
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IL VATICANO HA INVASO L’ITALIA – Ennio Montesi:
Richiesta di intervento militare della NATO contro lo Stato del Vaticano che ha aggredito e invaso lo Stato Italiano
INOLTRE:
Prima di vedere il video, notate cosa diceva “Vicina la salvezza dell’uomo dall’afflizione mondiale” libro pubblicato dai Testimoni di Geova in Italia nel 1978, a causa del quale molti ci prendevano in giro dicendo che ci avevano fatto il lavaggio del cervello:
“8 Le simboliche “dieci corna”, le nazioni membri dell’organizzazione per la pace e la sicurezza del mondo, hanno un compito da svolgere come agenti di Geova Dio. Quale? Quello di distruggere l’impero mondiale della falsa religione, simboleggiato da Babilonia la Grande. L’angelo di Dio dice all’apostolo Giovanni: “Le dieci corna che hai visto, e la bestia selvaggia, queste odieranno la meretrice e la renderanno devastata e nuda, e mangeranno le sue carni e la bruceranno completamente col fuoco” – Rivelazione 17:16
9 Ciò significa che qualsiasi unione di Religione e Stato, di Chiesa e Stato, esistita fino ad allora, sarà sciolta. Le chiese nazionali o di Stato che ancora esisteranno saranno private dallo Stato del loro carattere di istituzione pubblica. Non sarà più concessa alle organizzazioni religiose l’esenzione dalle tasse. Saranno soppresse anche le società della cristianità che stampano e diffondono Bibbie. Terminerà l’opera missionaria delle chiese della cristianità. I cappellani militari e parlamentari saranno dimessi. Le celebrazioni del Natale e della Pasqua “cristiana” e dello Yom Kippur (Giorno dell’espiazione) e della Pasqua ebraica saranno interrotte. L’enorme ricchezza materiale delle istituzioni religiose, ciò che ne potrà rimanere dopo che i saccheggiatori ne avranno preso con la forza quanto avranno voluto, sarà espropriata dai governi politici che si troveranno in grandi strettezze finanziarie. Qualsiasi uomo o donna che indossi un particolare abito religioso, in modo da identificarsi come membro di un’organizzazione religiosa della cristianità, si esporrà all’assalto o all’arresto quale individuo ostile o pericoloso per lo Stato. Per quanto a molti possa ancora sembrare sorprendente, la cristianità scomparirà per sempre!”
Amos 3:7 dice: “Poiché il Sovrano Signore Geova non farà alcuna cosa a meno che non abbia rivelato la sua questione confidenziale ai suoi servitori, i profeti.”
Ulteriori dettagli già presenti in un articolo della Torre di Guardia sempre del 1978, 15 Giugno:
“LA CRISTIANITÀ È CONDANNATA
6 Il clero della cristianità afferma d’essere cristiano. Ma è sostenuta quest’asserzione da ciò che insegnano e da ciò che fanno? O rientrano invece nella stessa classe dei capi religiosi del giorno di Geremia? Geremia disse di loro: “Prendono uomini. Come una gabbia è piena di creature volatili, così le loro case sono piene d’inganno. Perciò son divenuti grandi e guadagnano ricchezze”. (Ger. 5:26, 27) Hanno concupito uomini, attirandoli con un’ostentazione di religiosità o convertendoli sotto la minaccia delle armi, come ai giorni degli imperi coloniali. Ma la loro religione si fonda sugli antichi misteri babilonesi, non sulla Parola di Dio. (Riv. 17:5) Il loro Dio è una mistificatrice “trinità”. Insegnando falsamente che l’anima sia immortale, hanno inculcato in molti il timore dell’“inferno di fuoco” e si sono arricchiti finanziariamente pregando per quelli che si suppone soffrano in un mitico purgatorio. Adorano la croce, come gli Egiziani molto tempo prima di Cristo. Ornano le immagini e le icone dei loro santi di aureole e rosari, sul modello delle religioni orientali. “Si sono ingrassati; son divenuti lucidi. Hanno anche traboccato di cose cattive”. — Ger. 5:28.
7 Al tempo di Geremia, la maggior parte del popolo decise di restare col sistema condannato. Ne amavano la disonestà, la corruzione, l’immoralità. Non è la stessa cosa oggi per molte persone della cristianità? Geova esprime il suo giudizio: “‘Non dovrei io chieder conto a causa di queste medesime cose’, è l’espressione di Geova, ‘o su una nazione che è come questa non dovrebbe la mia anima vendicarsi? Una situazione sorprendente, perfino una cosa orribile, si è verificata nel paese: I profeti stessi profetizzano effettivamente con falsità; e in quanto ai sacerdoti, sottopongono secondo i loro poteri. E il mio proprio popolo lo ha amato così’”. (Ger. 5:29-31) Continui pure il clero a predicare falsità babiloniche. Si distingua pure per l’appoggio a corrotti uomini politici. Chiuda pure un occhio su permissività sessuale, omosessualità, gioco d’azzardo e altre pratiche condannate dalla Parola di Dio, o le approvi anche apertamente. Questo può essere popolare, può piacere alle masse. Forse molti ‘amano che sia così’. Ma Dio dichiara che in un futuro molto prossimo eseguirà il giudizio su tutta questa ipocrisia religiosa.
8 Al tempo dei primi giudici d’Israele, il tabernacolo e l’arca di Geova erano a Silo. Ma il sacerdozio divenne così permissivo, corrotto e immorale che Geova ‘fece una resa dei conti’. Israele subì una schiacciante sconfitta per mano dei Filistei, l’arca fu presa e il sommo sacerdote Eli coi suoi figli immorali perì. (1 Sam. 2:12-29; 4:2-18; 3:10-14) Secondo le parole di Geova, la Gerusalemme del tempo di Geremia era condannata a subire ciò che subì Silo: “‘E ora per la ragione che continuaste a fare tutte queste opere’, è l’espressione di Geova, ‘e io continuai a parlarvi, levandomi di buon’ora e parlando, ma voi non ascoltaste, e continuai a chiamarvi, ma voi non rispondeste, di sicuro farò anche alla casa sulla quale è stato invocato il mio nome, nella quale voi confidate, e al luogo che diedi a voi e ai vostri antenati, proprio come feci a Silo’”. (Ger. 7:13, 14) Le religioni della cristianità, che affermano d’essere in relazione con Dio per mezzo di Cristo Gesù, farebbero bene ad ascoltare queste parole.
9 Fra le “opere” della cristianità vi è stato il suo appoggio a progetti di pace dell’uomo, mentre Gesù insegnò ai veri cristiani di pregare per il regno di Dio come il solo strumento per stabilire la pace su questa terra. (Matt. 6:10) Capi cattolici e protestanti hanno acclamato le Nazioni Unite come ‘ultima speranza di pace dell’uomo’. Nello stesso tempo cercano favori politici benedicendo e sostenendo le nazioni membri delle N.U. che si armano per il disastro spendendo a tal fine l’enorme somma di 350 miliardi di dollari l’anno. Le parole di Geremia si applicano appropriatamente ai capi religiosi della moderna “Gerusalemme”, il reame della cristianità:
“Dal più piccolo fino al più grande d’essi, tutti fanno per sé guadagno ingiusto; e dal profeta fino al sacerdote, ciascuno agisce falsamente. E cercano di sanare la frattura del mio popolo con leggerezza, dicendo: ‘C’è pace! C’è pace!’ quando non c’è nessuna pace. — Ger. 6:13, 14; vedi anche 8:11; 14:13-16; 23:17-20.
10 I capi religiosi della cristianità passano sopra con leggerezza alla crisi morale dei loro greggi, dicendo che tutto va bene, quando in realtà la situazione è deplorevole e meritevole di punizione divina. E dove li condurranno le loro grida di ‘Pace! Pace!’? L’apostolo Paolo risponde: “Quando diranno: ‘Pace e sicurezza!’ allora un’improvvisa distruzione sarà istantaneamente su di loro come il dolore di afflizione a donna incinta; e non sfuggiranno affatto”. (1 Tess. 5:3) Infatti la pace verrà non mediante i progetti delle nazioni che si armano freneticamente per la guerra nucleare, ma per mezzo del regno di Dio dopo che avrà distrutto le nazioni guerrafondaie. — Dan. 2:44.
11 Da che furono compiuti nel 1914 i “fissati tempi delle nazioni”, queste nazioni hanno rabbiosamente sacrificato 69 milioni di vite in due guerre mondiali, oltre a molte altre vite in conflitti minori. (Luca 21:24) Il clero religioso ha benedetto questi conflitti e molti hanno prestato servizio come cappellani militari da ambo le parti. Approvando il sacrificio di vite umane sono stati simili all’apostata Gerusalemme, che Geova condannò, dicendo: “Nei tuoi lembi si son trovati i segni del sangue delle anime dei poveri innocenti”. “Geova degli eserciti, l’Iddio d’Israele, ha detto questo: ‘Ecco, io farò venire su questo luogo una calamità, di cui quando alcuno lo udrà, i suoi orecchi rintroneranno, per la ragione che han lasciato me . . . e hanno empito questo luogo del sangue degli innocenti’”. Geova punì severamente gli abitanti di Giuda perché sacrificavano “i loro figli e le loro figlie nel fuoco”. Ai seguaci della cristianità è riservata una punizione simile. — Ger. 2:34; 19:3-5; vedi anche 7:31.
12 Tuttavia, le false religioni della cristianità hanno fatto più che rendersi colpevoli di spargimento di sangue. Hanno adottato le dottrine e i formalismi dell’antica Babilonia, la culla del vasto impero mondiale della falsa religione. Il Natale, la Pasqua e molte altre loro feste hanno origine da religioni dei tempi precristiani. Infatti, il nome inglese “Easter”, con cui si designa la Pasqua, viene addirittura da Astarte, dea fenicia della fertilità e dell’amore sessuale! Circa feste simili ai giorni di Geremia, “l’espressione di Geova” fu la seguente: “I figli raccolgono legna, e i padri accendono il fuoco, e le mogli intridono la pasta per fare torte di sacrificio alla ‘regina dei cieli’; e si versano le libazioni ad altri dèi allo scopo di offendermi. . . . Perciò il Signore Geova ha detto questo: ‘Ecco, la mia ira e il mio furore si versano su questo luogo’”. — Ger. 7:18-20.
‘EDIFICARE E PIANTARE’
13 La moderna classe di Geremia proclama da circa 60 anni “ (quasi 100, ormai) ”…i giudizi di Dio sulla cristianità. Si avvicina il tempo in cui quei giudizi saranno eseguiti. È così predetta un’opera di ‘sradicare, abbattere, distruggere e demolire’ l’errore della falsa religione. È pure predetta un’opera di ‘edificare e piantare’, svolta facendo conoscere alle persone sincere la “buona notizia” che il regno di Dio sostituirà l’attuale corrotto dominio della terra. Include che si edifichi nel loro cuore l’apprezzamento verso Geova, la sua bontà e l’opportunità della vita eterna in condizioni paradisiache, vita resa possibile dal sacrificio di Gesù Cristo. — Riv. 7:9-17. …“
(Per ricevere gratis il “Modulo di Sbattezzo-Cancellazione” dalla setta fondamentalista della Chiesa cattolica, scrivi a: axteismo@yahoo.it)
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I like Montalbano
Slow food nasce nella città di Bra, in provincia di Cuneo, e si pone come obiettivo la promozione del diritto a vivere il pasto, e tutto il mondo dell’enogastronomia, innanzitutto come un piacere. Fondata da Carlo Petrini e pensata come risposta al dilagare del fast food e alla frenesia della vita moderna, Slow Food studia, difende e divulga le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni parte del mondo.
Clicca qui per leggere il Manifesto dello slow-food.
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Guerra
“A chi parlerò e darò avvertimento, perché odano? Ecco, il loro orecchio è incirconciso, così che non possono prestare attenzione. Ecco, un biasimo è divenuta per loro la medesima parola di Geova, nella quale non possono provare diletto.
E son divenuto pieno del furore di Geova. Mi sono stancato di contenere”.
Geremia 6:10-11
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Il meglio di Sanremo finora
Primo classificato (vincitore del secondo premio Stendhal):
Secondo classificato:
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Fuori come un citofono
Primo classificato: ACCESSO NEGATO

Secondo classificato: GARARAGE

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What about a drink? n.II
Ho visto una casa sorseggiare assorta la sua bibita FRESCA con una cannuccia…
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Visioni dal Nuovo Mondo
Quanto segue è puramente frutto di personali meditazioni; non si intende proporre nulla come parte della verità. Lo scopo principale è cercare di “vedere” la nostra speranza, e quindi proteggere maggiormente le mie (nostre) facoltà mentali. Per averne il giusto beneficio bisognerebbe stare a parlarne per ore… Saranno graditi quindi vostri commenti e/o domande. Facciamo partire un topic..?
Soldi
Cominciamo dal sistema commerciale. E’ ormai assodato che il denaro è qualcosa di intimamente errato; ricordiamo che il commercio è un costituente del sistema satanico insieme a falsa religione, politica/militarismo, mass media.
La cosa interessante quindi è riflettere su un sistema senza denaro, senza commercio. Non è il caso di pensare neanche al baratto: si tratta sempre di una transazione commerciale, di assegnare un valore (e dei diritti di proprietà, che vediamo più avanti) a un bene. Popolazioni antiche usavano i semi di cacao o il sale come moneta, e siamo sempre lì.
Il commercio schiavizza l’uomo costringendolo a procacciarsi un qualsiasi cosa funga da controvalore con cui scambiare i beni a lui necessari o da lui desiderati.
Questo è antiscritturale.
Siamo fatti per fare qualcosa di soddisfacente, e non per limitarci a provare qualche soddisfazione in quello che dobbiamo fare.
Andando più a fondo: la natura ultima dell’uomo perfetto, essendo a immagine di Dio, è l’amore. L’amore dà. [sì, se tutti danno tutti anche ricevono] L’amore non chiede. Non pensa a soddisfare prima i propri bisogni e desideri, ma quelli degli altri. A questo aggiungiamo che nella storia dell’umanità l’uomo è stato costretto a farlo in misura ancora maggiore di quanto l’imperfezione già lo fomenti a causa dei pericoli e incertezze insiti nella vita comune, e abbiamo l’idea chiara.
Questo ci porta al secondo punto.
Muretti e proprietà privata
A cosa servono le persiane, le porte, i cancelli, le mura perimetrali?
Sembra una domanda ovvia, ma a parte l’evidenza (svolgere funzioni varie di percorsi, accessibilità, visibilità…) c’è altro. L’uomo si costruisce barriere da sempre. Per difendersi, per esempio. Dagli animali selvaggi, dalle bande di predoni. “Più tardi”, però, lo farà per racchiudere, identificare, ciò che “è suo”. Non solo a livello di asserzione, ma anche a fini di preclusione.
Ora, noi siamo e saremo residenti forestieri su questo pianeta. Sì, prenderemo possesso del paese, ma sembra più sensato dire questo nel senso che avremo in mano la gestione del territorio e non dovremo più fronteggiare minacce di alcun tipo. Come può un uomo qualsiasi asserire che qualcosa sia “suo”? Lo ha forse creato? Lo ha portato all’esistenza dal nulla? Anche quando si tratti del prodotto della sua abilità e/o fantasia, può sinceramente dire di non aver attinto per nulla da quanto già esista? E da dove provengono le sue doti (reali o presunte)?
Non c’è concetto nell’universo che l’uomo possa ideare senza poi comprendere di averlo semplicemente “scoperto”: chi ha ideato tutte le cose è Dio. Figuriamoci aggiudicarci il possesso di oggetti o beni materiali!
Voi direte: ma io so che siederò sotto il mio fico! Senza dubbio nessuno verrà a privarvi della frutta. Ma vi dico di più: io possiedo già ora degli alberi da frutta, fra cui anche un fico. Sapete una cosa? La maggior parte dei frutti va sprecata. Non perché va a male, non perché è cattiva, non perché è troppo scomoda da cogliere; semplicemente ogni albero produce di gran lunga più di quanto una famiglia possa consumare (nel tempo di vita stagionale dei frutti).
Unite questo al fatto che una vita di sussistenza (basata sulla coltivazione, ognuno il suo pezzetto di terra) è sì pittoresca e forse anche poeticamente attraente per l’uomo del ’900, ma di fatto impossibile. Ma questo ci porta al terzo punto.
Orto o giardino?
L’intera Terra deve divenire un giardino, com’era proposito originale del suo Creatore. Ora, un giardino è qualcosa di diverso da tutte queste cose: città, campo, orto.
In un giardino non c’è posto per il tipico latifondo medievale. In un giardino non ci sono muretti che delimitano le proprietà individuali. Il giardino dell’Eden era pieno di alberi da frutto (sì, sicuramente anche erbe e ortaggi, ma se menziona solo alberi da frutto forse erano presenti in misura notevolmente maggiore, io credo. E per richiamare l’attenzione sul fatto che il paradiso, come dice la parola stessa, era a tutti gli effetti un giardino.)
Fra parentesi, attenzione a non confondere il “giardino” con il “bosco” o “selvaggio”: Geova piantava un giardino in Eden, mentre il resto del mondo era allo stato brado. Chissà che squisiti canoni estetici deve aver soddisfatto! Poi diede il comando all’uomo di estenderlo dappertutto: non è che fuori dall’Eden ci fosse nuda sabbia. Bisognava progettare, piantare, scavare, costruire. (All’università c’è un corso di laurea in Architettura dei Giardini persino oggi).
Ora, esclusa la sopravvivenza per sussistenza individuale in base al proprio possedimento, rimane il modello cellula-città giardino; ma questo presenta comunque punti di attrito con il modello “giardino” propriamente detto. [per capirci: le case Betel funzionano come piccole città in cui ognuno svolge un determinato compito (idealmente a turno) e intorno alle quali si trova un vasto podere che sfama tutti quanti, lavorato da un ristretto numero di persone.]
Immaginare quindi una vita in cui tutto ciò che ci circonda potrà essere descritto con la parola “giardino” o “parco” comincia ora a sembrare più impegnativo di quanto non fosse a prima vista.
Soprattutto se a questo aggiungiamo il quarto punto.
Ricreazione e urbanistica
Chiariamo subito: ri-creazione col trattino, come studiato l’anno scorso significa il ripristino delle condizioni originali del pianeta Terra. Urbanistica è improprio, in quanto presuppone l’esistenza dell’urbe (la città, e non apriamo una lunga parentesi sulle città, l’edilizia e Nimrod). Un termine corretto già usato da me in precedenza potrebbe essere qualcosa come Scienza Insediativa.
Come ci viene insegnato originariamente molta dell’acqua che venne giù col diluvio era in qualche modo sospesa nell’atmosfera. Inoltre, le fasce climatiche erano notevolmente diverse. Pare non vi fossero poli ghiacciati. Mammuth e altri simpatici animali vivevano allegramente insieme a molta vegetazione in paesi che dal diluvio in poi sono sotto il permafrost o quasi.
Approccio progettuale al pianeta: Dio non creò la terra per nulla, ma perché fosse abitata. Immaginando queste condizioni geografiche così diverse dal mondo di oggi sembra tutto molto più sensato: un dispositivo di diffusione termica nell’atmosfera, il quale rende abitabili tutte le latitudini, sfruttando la già capiente Terra molto meglio, lasciando inoltre più terre emerse a disposizione, il tutto in assenza di sconvolgimenti climatici. Voi che ne dite?
Io propendo a credere che tutto tornerà come doveva essere. In questo modo davvero il deserto potrà fiorire e l’intera Terra potrà divenire un vario giardino.
Ora appare più chiaro il perché della necessità di un termine diverso da urbanistica: riportare il pianeta al suo stato naturale è un compito sovrumano, ma renderlo bello e abitato, ripetiamo, è affidato a noi.
Tornando agli alberi: se un giardino è pieno di alberi da frutto e quant’altro, e occupa tutta la superficie del pianeta, riuscite a immaginare quante persone possano sfamarsi? Molte, molte di più che non destinando vaste aree all’agricoltura e altre ristrette aree ai centri abitati come oggi. Se vi piacciono le statistiche, cercate quante tonnellate e tonnellate di cibo vanno sprecate ogni anno e quante persone nel frattempo muoiono di fame.
No, è davvero qualcosa che facciamo fatica a immaginare. Ma il bello deve ancora venire. Quinto punto.
Un mondo open source
Un altro vizio di forma della nostra visione del mondo è questo. Abbiamo parlato della chiusura di località, di proprietà privata, e abbiamo chiarito che non ha senso. Ma c’è un altro campo in cui la segregazione non ha senso ed è anche più dannosa: l’informazione.
Siamo condizionati nel nostro pensare, vivere e agire dal fatto che: in un qualsiasi momento, una qualsiasi persona non ha accesso a una qualsiasi informazione.
E questo non a livello potenziale. Cioè non intendo dire che l’altro giorno una donna di servizio non ha potuto cercare un voce su wikipedia. Intendo dire che ci sono cose (cose terrene, informazioni umane) che non sono rese note, non sono conoscibili ai più.
Il mondo è pieno di segreti militari, segreti commerciali, segreti politici. E’ semplicemente impossibile per noi oggi immedesimarci in una vita di tutti i giorni in cui tutto questo venga a mancare.
Scienza, tecnologia, storia, biografie, albero genealogico mondiale… Queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente. Quante cose non sappiamo, e su quante altre c’è disinformazione!
Brevetti, licenze, diritti commerciali… Che folle accelerata al progresso! Questo senz’altro contribuirà al godere appieno dell’opera delle nostre mani! Altro che i miseri traguardi di oggi. Tutti avranno le stesse possibilità, lo stesso potenziale, lo stesso diritto, la stessa felicità.
E’ una sensazione inebriante… E ci sarebbe ancora molto da dire.
Ma fra le cose di cui voglio parlare oggi, la più grande è il sesto e ultimo punto.
L’assenza di malizia
[Prima o dopo questo post, probabilmente vorreste leggere quest'altro (cliccate).]
L’altro giorno in servizio è partita la riflessione quando si è menzionata la privacy e la consueta assenza di persiane nel nord Europa. Parlando di avere qualcosa da nascondere, condotta trasparente, farsi gli affari propri, non dubitare del prossimo ecc. si è arrivati a ricordare che il male è nell’occhio di chi guarda.
Ovvero, dato che siamo imperfetti e peccatori la nostra natura è distorta, e tendiamo a fare il male. Ciò significa che ciò che è male (la legge della carne) è dentro di noi. Condiziona (o purtroppo genera) i nostri pensieri (e poi le azioni). Questo vale anche per il nostro sguardo. Come spiegato nel post menzionato poco fa, il giudizio da parte dell’individuo è inevitabile, cito me stesso “viaggia insieme allo sguardo”; nessuno può esimersi dall’esprimere almeno dentro di sé un giudizio più o meno cosciente su tutto quello che vede fare dagli altri. E questo perché abbiamo una coscienza. Ma il male si annida dentro di noi e ci porta a vedere il male ovunque esso esista anche solo potenzialmente.
Adamo ed Eva non conoscevano il bene e il male in quanto non ne avevano alcuna esperienza; l’unico banco di prova era l’ubbidienza a Dio. Volendo sottrarsi alla sua guida, al suo giusto definire ciò che è bene e ciò che è male, divennero malvagi, peccatori, difettosi. “Si resero conto che erano nudi.” Questo fa riflettere. C’era qualcosa di male nell’essere nudi per loro? Pensandoci mi viene da rispondere di no. Ciò che li turbò da quel momento in poi fu il male che ora li insidiava e che cercava di spuntare ovunque – ecco che la vista dei corpi nudi suscita vergogna (vergogna per qualcosa che Dio ha creato con ogni amore e purezza: c’è decisamente qualcosa che non va in noi!).
Ora estendiamo il ragionamento a tutto il resto: ecco che la malizia ci accompagna dalla nascita e ci condiziona pesantemente, al punto che ci è letteralmente impossibile immaginare davvero come sarebbe vivere senza di essa.
Ma ciò non significa che dobbiamo smettere di provarci!




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